La pratica del Tai Ji Quan nella Malattia di Parkinson
M° Roberto Benetti

L’approccio a questo tema è che non esistono “malati” ma individui con maggiore o minore libertà di azione o di elaborazione dovuta ad impedimenti di natura interna od esterna che limitano la pratica di una qualsivoglia disciplina.
Da questa premessa va definita la disciplina che si pratica in modo preciso, adattandone i contenuti e l’applicazione al contesto umano e sociale.

Il Tai Ji Quan è un’Arte Marziale della tradizione cinese, dove per Arte si intende il tendere ad una perfezione del gesto e per Marziale si intende lo sviluppo di una naturale autodisciplina innanzitutto corporea, poi emotiva-percettiva, infine mentale-spirituale. Tai Ji è il principio che genera i due opposti Yin e Yang; Quan è l’applicazione marziale del principio Tai Ji. Il gioco degli opposti è sempre presente nel Tai Ji Quan: duro e morbido, movimento e quiete, velocità e lentezza si alternano armoniosamente in un continuo mutamento.
Il Tai Ji Quan è un sistema integrato di allenamenti che riguarda l’aspetto fisico, energetico e mentale, che esplica i suoi effetti benefici a livello fisico sciogliendo le articolazioni e rinforzando il corpo, a livello energetico sviluppando un maggiore vigore interno e a livello mentale aumentando la capacità di attenzione e di concentrazione.

L’applicazione di un metodo rigoroso e scientifico nell’insegnamento e nella trasmissione del Tai Ji Quan consente di cogliere ed elaborare il principio della disarmonia interiore per poi, attraverso opportuni esercizi guidati, “regolare” e “tarare “ il proprio sistema-uomo al fine di avvicinarsi sempre più all’armonia delle situazioni nel movimento corporeo e non solo.

Il principio di base nel movimento Tai Ji riguarda il concetto di sfericità ( o rotondità) del gesto, ovvero lo sviluppo nello spazio di qualunque movimento corporeo. Gli esercizi di base (Nei Gong in cinese che può essere tradotto come “lavoro interno” o “ginnastica consapevole”) sono studiati in base alla visione sistemica della sfera: presenza di un asse centrale, sviluppo attorno a questo dei tre piani dimensionali nello spazio e relative coppie di forze: alto-basso, avanti-dietro, destra-sinistra.

L’applicazione metodica in ogni segmento corporeo di questo principio costruisce lentamente il processo di consapevolezza del gesto. Si passa dunque dalla logica del prodotto o del risultato (saper fare un gesto, un esercizio) alla logica del processo (conoscenza del procedimento di come eseguire un gesto e capirne la correttezza in base al principio della polarità) al fine di sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio essere.
Questo approccio consente di uscire dalla logica frustrante del non riuscire a comandare il proprio corpo nell’eseguire un determinato movimento, situazione tipica del malato di Parkinson, e, attraverso la logica del processo ovvero dei piccoli passi, di raggiungere comunque un risultato corretto parametrato alle proprie possibilità del momento.
Il gesto lento, misurato e di ascolto tipico del Tai Ji consente una “mappatura” del proprio sistema integrato corpo-energia-mente, attraverso la ripetizione di movimenti corporei che si sviluppano con forze opposte nei tre piani fondamentali.

Ogni lezione tiene conto dei criteri suesposti ponendo l’attenzione a due momenti fondamentali: la ginnastica consapevole adatta a tutti, anche a coloro che hanno problemi di deambulazione, e l’applicazione della ginnastica nel movimento attraverso delle camminate tratte dalle movenze del Tai Ji Quan che combinate assieme danno luogo a quella che si chiama “Forma”. Al termine di un gruppo di lezioni (circa 1v. al mese) vengono proposti esercizi semplici da eseguirsi individualmente senza controindicazioni.

I benefici principali di questo approccio sono:
  • miglioramento della postura generale
  • migliore percezione delle forze sia in posizione statica che in movimento
  • sviluppo di una maggiore consapevolezza
  • maggior sicurezza nel movimento nello spazio
  • maggiore equilibrio o minor probabilità di perderlo
  • maggiore autostima
  • minore senso dell’handicap
  • maggiore chiarezza mentale

Ma non basta una buona disciplina per ottenere buoni risultati con il Tai Ji Quan. Sono necessari:
  • personale docente preparato e qualificato sia dal punto di vista tecnico che metodologico-didattico
  • buone capacità relazionali in ambienti di insegnamento specifici
  • approccio scientifico alla disciplina
  • pazienza con se stessi e fermezza nell’applicare i principi del Tai Ji Quan
  • chiarezza di linguaggio e capacità di comunicare per metafore

Il linguaggio verbale usato durante le lezioni deve stimolare la capacità di ascolto e di esecuzione consapevole del movimento. L’importante per il malato non è tanto il “ricordare” i movimenti o una sequenza, quanto il “fissare” i Principi che stanno alla base dei movimenti fondamentali del corpo umano nello spazio in modo da renderli parte integrante (“normali”) del proprio vivere quotidiano.
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